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Storia delle relazioni diplomatiche fra Italia e Bulgaria

 

Storia delle relazioni diplomatiche fra Italia e Bulgaria

Le relazioni diplomatiche fra Italia e Bulgaria

di Stefano Baldi

Le relazioni diplomatiche con la Bulgaria furono stabilite poco dopo la Liberazione del Paese dalla dominazione ottomana e la firma del Trattato di Berlino del 13 luglio 1878 quando venne creato il Principato autonomo di Bulgaria.

Sotto la dominazione ottomana erano già attive nell’attuale territorio della Bulgaria alcune sedi consolari nelle città principali del Paese: a Varna dal 1864, a Ruschiuk (attualmente Russe) dal 1868 e a Sofia dal 1875. Dal 1879 risulta inoltre Filippopoli (attualmente Plovdiv). Successivamente l’Italia aprì nuove rappresentanze consolari, rispettivamente nel porto fluviale di Lom nel 1881 e a Burgas nel 1882, sul Mar Nero. Fino alla nascita del Principato di Bulgaria, tutte le sedi consolari dipendevano dall’Ambasciata d’Italia a Costantinopoli.

Prima di passare in rassegna i diplomatici italiani che hanno rappresentato l’Italia in questi ultimi 140 anni di relazioni bilaterali (1879-2019) è indispensabile fare almeno una breve menzione ad una figura di particolare rilievo che fu l’ultimo Vice Console d’Italia a Sofia prima della liberazione. Si tratta di Vito Positano che nel 1877, nella fase finale della guerra russo-turca, come decano del Corpo Consolare a Sofia[i] si rifiutò di obbedire agli ordini di Osman Pascià, comandante delle forze turche, che intendeva incendiare la città prima dell’arrivo dell’esercito russo. Egli, insieme ai colleghi di Francia e di Austria-Ungheria, riunì un gruppo di volontari bulgari che salvò la città dall'incendio già appiccato. Dopo questo atto eroico, Vito Positano fu nominato cittadino onorario della nuova capitale e gli fu dedicata una piazza nel centro di Sofia.

Un breve accenno va anche fatto ad Enrico De Gubernatis che fu nominato Console a Ruschiuk nel 1876 e si trovò in città durante i bombardamenti dell’agosto 1877. Fu l’unico tra i consoli stranieri che rimase a Ruschiuk, sulla base delle istruzioni ricevute, e si adoperò non solo per difendere gli interessi italiani nella regione, ma anche per evitare la distruzione della città adoperandosi presso il Comandante ottomano per salvare la popolazione civile. Gli fu assegnata dalle Autorità italiane la medaglia d’argento al valor civile mentre i bulgari gli dedicarono una strada della città[ii].

La storia delle relazioni diplomatiche fra Italia e Bulgaria inizia il 19 novembre 1878 quando Domenico Brunenghi venne destinato a Sofia col titolo di Console Generale in qualità di delegato della commissione consolare per la Bulgaria. Brunenghi aveva già una certa esperienza nell’area, avendo precedentemente prestato servizio nei consolati di Galatz e Sulina (oggi in Romania), di Bucarest e di Varna. Egli si trasferì a Sofia dopo un periodo di 4 anni come Console Generale a Smirne[iii].

Il 3 luglio 1879 Brunenghi venne accreditato presso S.A. il principe Alessandro I di Bulgaria in qualità di reggente l’agenzia e Consolato in Sofia e presentò al Principe le sue credenziali il 25 luglio dello stesso anno. Iniziarono così ufficialmente le relazioni diplomatiche fra l’Italia e la Bulgaria. L’Italia fu uno dei 10 Paesi (insieme a Austria-Ungheria, Belgio, Regno Unito, Germania, Russia, Paesi Bassi, Francia, Romania e Serbia) che nel 1879 per primi stabilirono relazioni diplomatiche con la Bulgaria liberata.

Brunenghi rimase a Sofia fino al 1880 quando fu destinato a Buenos Aires dove rimase fino al luglio 1888. Successivamente rientrò al Ministero e gli fu conferito il titolo onorario di Console Generale di 1° classe. Cessò dal servizio il 1° settembre 1892 e morì nel 1910[iv].

Nel febbraio 1880 venne destinato a Sofia, con patenti di agente e Console Generale, Renato De Martino. Originariamente entrato in carriera nel 1858, egli prestò servizio in molte sedi europee (Copenaghen, Berna, Madrid, Londra e Stoccolma).  De Martino presentò le sue credenziali il 14 maggio 1880. Rimase a Sofia per quattro anni finché nel dicembre 1883[v]fu trasferito a Tokyo con credenziali d’inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario. Successivamente prestò servizio a Rio De Janeiro e concluse la sua carriera a Pechino dove rimase fino alla cessazione dal servizio il 1° aprile 1902[vi].

Carlo Alberto Gerbaix de Sonnaz venne destinato a Sofia nel gennaio 1884, con credenziali di agente e Console Generale. Aveva in precedenza prestato servizio a Bruxelles (in due diversi periodi), a Copenaghen, a Stoccarda e all’Aja. Gerbaix de Sonnaz rimase a Sofia fino al 1893, per ben 9 anni, uno dei periodi più lunghi fra tutti i Capi Missione italiani che si sono succeduti nella capitale bulgara. Fu sotto il suo mandato che il Principe Alessandro I di Bulgaria fu costretto ad abdicare nel 1886 e l’anno successivo Ferdinando di Sassonia Coburgo fu chiamato a reggere il trono col nome di Ferdinando I. A partire dal 1903, Gerbaix de Sonnaz prestò servizio a Bruxelles per poi cessare dal servizio il 21 febbraio 1904[vii].

Alessandro Riva venne destinato a Sofia con patenti di agente e Console Generale nel giugno 1893 e presentò le sue credenziali il 12 novembre 1893. Nel 1872 era stato destinato a Varna. Prima di ritornare in Bulgaria aveva prestato servizio anche all’Aja, a Berna (in due occasioni), a Berlino e a Rio de Janeiro nel 1889 con credenziali d’inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario. Nel maggio del 1896 fu destinato a Belgrado e nel novembre dello stesso anno nuovamente a Berna. Cessò dal servizio il 28 luglio 1901 e morì a Milano il 14 luglio 1908[viii].

Nel novembre 1895 fu inviato a Sofia con patenti di agente e Console Generale Giulio Silvestrelli che presentò le sue credenziali il 3 maggio 1896. Nel 1901 venne poi trasferito a Berna come inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario e successivamente fu destinato con le stesse funzioni ad Atene. Concluse la carriera come Ambasciatore a Madrid e cessò dal servizio il 20 giugno 1911[ix].

Giorgio Polacco giunse a Sofia con patenti di agente e Console Generale nel 1901 dopo oltre 5 anni trascorsi a Parigi e con alle spalle una brillante carriera che lo aveva portato in alcune importanti Ambasciate (Londra, Parigi per tre volte, l’Aja e Buenos Aires). Egli presentò le credenziali il 16 ottobre 1901. Purtroppo il 9 dicembre 1902 morì tragicamente a Milano all’età di 42 anni, durante un periodo di congedo, mentre era ancora in servizio in Bulgaria[x].

Nel maggio del 1903 Guglielmo Imperiali di Francavilla venne destinato a Sofia con patenti di agente e Console Generale e presentò le credenziali il 1 giugno 1903. Si tratta del primo incarico come Capo Missione di un diplomatico destinato a dirigere importanti sedi. Prima di essere inviato in Bulgaria Imperiali di Francavilla era stato a Berlino, Parigi a Washington[xi]. Nel periodo trascorso in Bulgaria, Imperiali riuscì a farsi apprezzare dalle autorità bulgare e dal Principe Ferdinando I anche grazie al suo sostegno allo sforzo dei bulgari di sottrarsi all'influenza russa e austro-ungarica e alla sua esortazione alla moderazione nei rapporti fra la Bulgaria e l’Impero ottomano. Successivamente Imperiali fu Ambasciatore a Costantinopoli e a Londra. Nel 1913 venne nominato Senatore del Regno nella categoria riservata agli Ambasciatori. Alla fine della Prima Guerra Mondiale fu membro della delegazione italiana a Parigi per la firma del Trattato di pace con la Germania siglato a Versailles il 28 giugno 1919, e di cui, assieme a Crespi, fu cofirmatario per l'Italia. Dal febbraio del 1921 rappresentò l’Italia alla Società delle Nazioni. Nel gennaio 1923, in seguito alla marcia su Roma, si dimise dalla Carriera diplomatica per continuare la sua attività come Senatore del Regno, carica che ricoprì fino al giorno della sua morte a Roma il 20 gennaio 1944.

Fausto Cucchi Boasso venne destinato a Sofia nel marzo del 1904 con patenti di agente e Console Generale e presentò le sue credenziali il 22 giugno 1904. Egli trascorse in Bulgaria circa nove anni in due periodi diversi. Nel corso del primo mandato (che andò dal 1904 al giugno del 1910)[xii] assistette alla proclamazione del libero Regno di Bulgaria da parte del principe Ferdinando, il 5 ottobre del 1908 a Tarnovo. In seguito al questo cambiamento istituzionale, nel 1909 l'Agenzia diplomatica bulgara a Roma e quella italiana in Bulgaria, furono rinominate Legazioni, mentre i rispettivi rappresentanti - Dimitar Rizov e Fausto Cucchi Boasso - divennero Inviati Speciali e Ministri Plenipotenziari. Il suo secondo mandato andò dal 1913 al 1915[xiii], dopo aver trascorso gli anni dal 1910 al 1913 a Berna come Ministro Plenipotenziario. Successivamente fu destinato a Tokyo nel 1915, prima di cessare dal servizio nel gennaio dell’anno seguente[xiv].

Tra il 1910 ed il 1913 fu destinato a Sofia, con credenziali di Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario, Alessandro De Bosdari che assunse a Sofia il 23 agosto 1910. Egli venne poi trasferito ad Atene con le stesse funzioni, dove rimase per cinque anni. Successivamente fu destinato a Rio de Janeiro e nel 1922 a Berlino con credenziali di Ambasciatore straordinario e Plenipotenziario dove rimase fino alla sua cessazione nel 1926[xv].

Solo dopo il termine della Prima Guerra Mondiale fu inviato un nuovo Capo Missione presso la Legazione italiana a Sofia. Carlo Alberto Aliotti fu inviato nel dicembre del 1918 per svolgere le funzioni di Commissario del Governo italiano in Bulgaria e svolse un’azione diplomatica apprezzata dal Governo locale in quanto vicina alle preoccupazioni bulgare per l’imposizione di una pace troppo severa[xvi].

Il 14 settembre del 1920 Luigi Aldrovandi Marescotti fu destinato a Sofia come inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario, interrompendo così la lunga assenza di diplomatici italiani accreditati a Sofia iniziata dal 1915 in seguito alla Prima Guerra Mondiale. Poiché nel 1919 Re Ferdinando aveva abdicato a favore del figlio Boris III, Aldrovandi Marescotti presentò a quest’ultimo le sue lettere credenziali il 3 ottobre 1920. Rimase a Sofia fino al 1923. Prima di essere destinato a Sofia Aldrovandi Marescotti era stato reggente dell’Ambasciata di Berlino e successivamente inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario a l’Aja. Dopo il periodo trascorso in Bulgaria venne destinato al Cairo, a Buenos Aires ed infine nel marzo del 1926 venne destinato come Ambasciatore a Berlino dove rimase fino al 1929.

Il successore di Aldrovandi Marescotti fu Sabino Rinella che venne destinato a Sofia nel gennaio del 1923 come Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario. Egli aveva già esperienza relativamente al Paese in quanto, dopo la conclusione della Prima Guerra Mondiale, a partire dal settembre 1920, aveva ricoperto la funzione di delegato italiano nella Commissione Interalleata delle Riparazioni a Sofia. Rinella rimase a Sofia fino al 1926, e questa fu la sua ultima sede in quanto cessò dall’Amministrazione nello stesso anno. Morì a Roma nel settembre 1946[xvii].

Anche per Renato Piacentini, suo successore, Sofia fu l’ultima sede di servizio. Piacentini venne destinato a Sofia il 26 maggio 1926 come Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario e presentò le sue lettere di credenziali il 17 settembre 1926. Nell’ottobre del 1930 rientrò al Ministero dove rimase fino al febbraio 1932 quando cessò di far parte dell’Amministrazione. Morì a Roma nell’ottobre del 1961. Fu in questo periodo che Piacentini seguì da vicino e riferì costantemente sugli sviluppi e le difficoltà di carattere religioso - superate anche grazie all’azione dell’allora delegato apostolico a Sofia, Mons. Angelo Roncalli (futuro Papa Giovanni XXIII) - del fidanzamento prima e del matrimonio poi fra la Principessa Giovanna di Savoia ed il Re Boris III nell’ottobre del 1930[xviii].

Il successore di Piacentini fu Giuliano Cora che venne nominato nel gennaio 1931 e presentò le sue lettere credenziali il 20 marzo 1931[xix]. Cora rimase nella capitale bulgara per tre anni fino al dicembre 1934[xx]. In precedenza Cora era stato Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario in Albania nel 1925 e ad Addis Abeba dal 1926. Nel 1934 fu trasferito come Ambasciatore prima a Santiago e successivamente nel 1937 a Shangai. Fu collocato a riposo nel giugno 1938 per poi essere richiamato in servizio e destinato ad Ankara nel 1944.

Il 31 dicembre 1934 venne destinato a Sofia come Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario Giuseppe Sapuppo che presentò le sue lettere credenziali il 16 marzo 1935[xxi]. Rimase in Bulgaria fino al 1938 quando venne trasferito a Copenaghen. Tornò a Roma nel 1942 come Presidente della Commissione studi e documentazione problemi internazionali del lavoro e dell’assistenza sociale. Morì in servizio nel dicembre 1945.

Giuseppe Talamo Atenolfi, in provenienza da Lima, venne nominato a Sofia il 27 ottobre del 1937 con credenziali di inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario e presentò le credenziali il 26 marzo 1938. Talamo, che rimase a Sofia fino al 1940[xxii], visse gli anni in cui la Bulgaria non aveva ancora definito una chiara posizione di schieramento rispetto al sistema di alleanze che si andavano delineando in Europa e nella Regione. Sono anche gli anni in cui viene accettato il riarmo della Bulgaria e in cui la Turchia viene percepita come una seria minaccia. Talamo fu trasferito a Budapest nel 1940 e nel novembre 1941 fu richiamato a Roma. Dopo la fine della II Guerra Mondiale non ebbe altri incarichi all’estero, ma solo incarichi ministeriali e fu collocato a riposo nel 1950 per ragioni di servizio, per poi essere richiamato in servizio nel 1958; venne poi definitivamente collocato a riposo per raggiunti limiti d'età nel 1961. Morì a Roma il 28 febbraio 1983.

Massimo Magistrati, fino a quel momento Consigliere all’Ambasciata d’Italia a Berlino, fu trasferito a Sofia con credenziali di inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario nel marzo 1940 e vi rimase fino a metà del 1943[xxiii]. È un periodo particolarmente intenso nei rapporti fra i due Paesi, in cui vengono definite le frontiere fra Bulgaria e Albania che rappresentavano la frontiera fra Bulgaria e Italia. Nel marzo 1941, inoltre, Magistrati assistette all’adesione della Bulgaria al Patto Tripartito e alla dichiarazione di guerra della Bulgaria a Inghilterra e Stati Uniti. Ma sono anche gli anni dell’applicazione delle leggi razziali in Bulgaria (1943) e di una non sempre facile collaborazione con la Germania nazista.

Nel luglio 1943 Magistrati venne trasferito a Berna. Dal 1950 al 1961 svolse numerosi incarichi al Ministero degli Affari Esteri fino a diventare Direttore Generale degli Affari Politici nel dicembre 1954. Concluse la sua carriera al Cairo, dove venne destinato come Ambasciatore nel maggio 1961. Cessò dal servizio nel 1964[xxiv].

Francesco Giorgio Mameli fu destinato a Sofia con credenziali di inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario nel giugno 1943[xxv]. Egli si trovò a vivere, nell'agosto dello stesso anno, i difficili giorni che seguirono la morte del re Boris III, in seguito alla quale venne costituito il Consiglio di Reggenza. Nonostante le condizioni drammatiche del Paese la Missione italiana decise di rimanere. Nel mese di novembre del 1943, dopo aver resistito per più di due mesi, la Legazione lasciò la sede ai funzionari che avevano riconosciuto la Repubblica di Salò, distruggendo prima tutti gli archivi e cifrari[xxvi]. Il personale della missione rimasto fedele al giuramento prestato nei confronti del Re restò a Sofia anche durante i bombardamenti e il 10 gennaio 1944 venne internato fuori Sofia, a Kostenets e Varshets, per ritornare nella capitale il 9 settembre 1944 dopo il colpo di Stato in Bulgaria. In seguito al rientro a Sofia, il Ministro Mameli, ritrovatosi senza riconoscimento ufficiale, ottenne tuttavia il diritto di poter proteggere gli interessi italiani salvando così i propri connazionali e i beni italiani dal pericolo, derivante dall'accordo di armistizio, di internamento e di confisca.

Le normali relazioni italo-bulgare furono ristabilite il 1°gennaio 1945. Il Ministro Mameli fu confermato Ministro Plenipotenziario d'Italia nel Paese in cui era stato internato. In quell'inverno a Sofia affluirono migliaia di ex prigionieri italiani di guerra, da ogni parte dei Balcani e dall'Unione Sovietica, e da Sofia vennero rimpatriati in Italia. Dal 21 settembre 1945 fino al settembre dell’anno successivo la Legazione viene retta da Piero Vinci in qualità di Incaricato d’Affari a.i. Mameli lasciò definitivamente Sofia il 26 dicembre 1946. Dopo essere rientrato al Ministero, Mameli svolse diversi incarichi, fino a divenire Direttore Generale delle Relazioni Culturali con l’Estero nel marzo 1950. Nell’aprile 1952 fu destinato come Ambasciatore presso la Santa Sede e vi rimase per quasi sei anni. Nel gennaio 1958 rientrò al Ministero come Vice Presidente del Consiglio del Contenzioso Diplomatico e cessò dal servizio per sopraggiunti limiti nell’ottobre dello stesso anno.

Piero Vinci, che era giunto trentenne a Sofia nel 1942 come Terzo Segretario, si trovò nell’impegnativa funzione di Incaricato d’affari a.i. in due diversi periodi, dal 21 settembre 1945 fino al settembre 1946 e dal 27 dicembre 1946 al 9 febbraio 1947.  Vinci ebbe successivamente un’importante carriera sia al Ministero dove fu anche Capo di Gabinetto del Ministro, sia all’estero dove fu Capo della Rappresentanza Permanente presso le Nazioni Unite a New York, dal 1967 per nove anni. Fu poi destinato come Ambasciatore a Mosca, nel marzo 1973, dove rimase solo due anni prima di essere nuovamente destinato a New York come Rappresentante Permanente presso le Nazioni Unite nell’agosto 1975. Cessò nel dicembre 1977 per limiti d’età e morì ad Ischia il 17 luglio 1985.

Giovan Battista Guarnaschelli venne trasferito a Sofia con credenziali di inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario il 14 dicembre del 1946 ed assunse le sue funzioni il 10 febbraio del 1947 rimanendovi per 5 anni[xxvii]. Guarnaschelli si trovò a dover gestire le tante questioni legate alla complessa situazione dell’immediato dopoguerra, tra cui la chiusura della delegazione apostolica in Bulgaria nel 1948 e la ripresa dei rapporti diplomatici fra Italia e Albania. Guarnaschelli, che era già stato inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario ad Helsinki, prima di essere destinato a Sofia, concluse la sua carriera come Ambasciatore a Varsavia dove assunse nel 1952. Cessò di far parte dell’Amministrazione nell’aprile 1955.

Il 22 gennaio 1952 viene destinato a Sofia Gastone Rossi Longhi con credenziali di Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario. Rimase in Bulgaria fino al 1955 quando venne destinato come Ambasciatore a Lima. Morì in servizio nel marzo 1957.

Il successore di Rossi Longhi fu Filippo Muzi Falconi che venne destinato a Sofia con credenziali di Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario nell’agosto 1955 e vi rimase fino al 1958. Successivamente fu Ambasciatore a Djakarta (Indonesia) dal 1959 al 1965, prima di lasciare la carriera nel 1966 per limiti d’età[xxviii].

Nel 1958 Roberto Gaja, futuro Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri, venne inviato come Ministro Plenipotenziario a Sofia, la sua prima sede come Capo Missione. Gaja, fino a quel momento, era stato Vice Direttore Generale del Personale. Egli restò a Sofia fino al febbraio 1963 quando venne richiamato al Ministero per svolgere le funzioni di Direttore Generale aggiunto degli Affari Politici. Nel settembre 1964 fu nominato Direttore Generale degli Affari Politici e nel gennaio 1970 divenne Segretario Generale. Concluse la sua carriera come Ambasciatore a Washington dove fu nominato nel luglio 1975 e cessò dal servizio per sopraggiunti limiti d’età due anni dopo.

Orazio Antinori di Castel San Pietro fu nominato a Sofia con credenziali di Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario nel febbraio 1963. A partire dal settembre 1964 la Legazione di Sofia venne elevata ad Ambasciata e Antinori fu il primo Capo Missione che assunse il rango di Ambasciatore d’Italia con Lettere Credenziali. Egli concluse la sua carriera come Ambasciatore a Lussemburgo dove venne destinato nel marzo 1969 e cessò per sopraggiunti limiti d’età nel settembre 1970.

Nell’aprile 1968 fu nominato Ambasciatore a Sofia Giuseppe Puri Purini, in precedenza Ambasciatore a Khartoum (Sudan). Puri Purini rimase a Sofia fino al 1971 quando cessò dal servizio per sopraggiunti limiti d’età.

Franz Cancellario d’Alena fu nominato Ambasciatore a Sofia nel gennaio 1972 e vi rimase fino alla sua cessazione dal servizio nel maggio 1979.

Dal 9 giugno 1980 venne nominato Ambasciatore d'Italia a Sofia Carlo Maria Rossi Arnaud, in precedenza Ambasciatore d’Italia a Dakar. Il 13 dicembre 1982, come misura preliminare legata al caso Antonov e al presunto coinvolgimento nell’attentato al Papa Giovanni Paolo II, l’Ambasciatore Rossi Arnaud venne richiamato dal Ministro degli Affari Esteri per consultazioni a Roma. L’Ambasciatore Rossi Arnaud morì in servizio il 4 settembre 1983 senza fare mai ritorno nella capitale bulgara[xxix].

Dopo il richiamo a Roma per consultazioni dell’Amb. Carlo Rossi Arnaud nel dicembre 1982, rimase Incaricato d'Affari ad interim il Cons. Alessandro Pietromarchi fino all'aprile 1983 quando venne sostituito dal Cons. Fabrizio De Agostini. Questi rimase Incaricato d’Affari ad interim fino al 16 aprile 1984 quando Giovanni Battistini venne nominato quale nuovo Ambasciatore d’Italia a Sofia[xxx].

I suoi successori furono Paolo Tarony (dal 21 novembre 1987), Agostino Mathis (dal 12 febbraio 1990), Stefano Rastrelli (dal 21 giugno 1994), Tommaso Troise (dal 31 ottobre 1996), Alessandro Grafini (dal 28 aprile 1999), Gian Battista Campagnola (dal 20 maggio 2003), Stefano Benazzo (dal 16 maggio 2008) e Marco Conticelli (dal 3 settembre 2012).

Dal 19 settembre 2016 l’Ambasciatore d'Italia a Sofia è Stefano Baldi.

 

 

Questo testo è già stato pubblicato nel volume Baldi, S. – Kostov A. (a cura di), 140 anni di Relazioni fra Italia e Bulgaria. Diplomazia, Economia, Cultura (1879 – 2019), Tendril Publishing House, Sofia, 2020.



[i] Università degli Studi di Lecce, Dipartimento di scienze storiche e sociali, La Formazione della Diplomazia Nazionale (1861 – 1915), Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1987, 595 – 596.

[ii] Davidov, A. – Guida, F., Il Leone e la Scimitarra – La liberazione della Bulgaria nella testimonianza dei consoli italiani, Edizioni Periferia, Cosenza, 1990.

[iii] Ministero degli Affari Esteri, Annuario Diplomatico del Regno d’Italia per l’anno 1890, Roma, Tipografia delle Mantellate, 1890, 123 – 124.

[iv] Università degli Studi di Lecce, Dipartimento di scienze storiche e sociali, La Formazione della Diplomazia Nazionale (1861 – 1915), Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1987, 111.

[v] Ministero degli Affari Esteri, Annuario Diplomatico del Regno d’Italia per l’anno 1890, Roma, Tipografia delle Mantellate, 1890, 147.

[vi] Università degli Studi di Lecce, Dipartimento di scienze storiche e sociali, La Formazione della Diplomazia Nazionale (1861 – 1915), Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1987, 274 – 275.

[vii] Ibidem, 358 – 360.

[viii] Ibidem, 621 – 622.

[ix] Ibidem, 681 – 683.

[x] Ibidem, 591.

[xi] Ibidem, 391 – 392.

[xii] Per i dettagli sulla composizione del personale diplomatico dell’Ambasciata vedi l’Appendice del libro Baldi, S. (a cura di), Storia delle Relazioni Diplomatiche tra Italia e Bulgaria – Attraverso i documenti diplomatici italiani, Paradigma, Sofia, 2019, 895 e ss.

[xiii] Ibidem.

[xiv] Università degli Studi di Lecce, Dipartimento di scienze storiche e sociali, La Formazione della Diplomazia Nazionale (1861 – 1915), Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1987, 222 – 223.

[xv] Ibidem, 239 - 241.

[xvii] Ibidem.

[xviii] Ibidem.

[xix] Ibidem.

[xx] Per approfondimenti sul periodo trascorso da Cora a Sofia vedi Monzali, L. “Giuliano Cora e le relazioni italo-bulgare nella prima metà degli anni Trenta” in questo stesso volume.

[xxii] Ibidem.

[xxiii] Ibidem.

[xxiv] Ministero degli Affari Esteri, Annuario diplomatico della Repubblica Italiana, 1963, Volume Primo, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1963, 449 – 450.

[xxvi] Per ulteriori approfondimenti su questo difficile e complesso momento è possibile consultare alcune delle memorie scritte da funzionari che, a vario titolo, ne furono spettatori e protagonisti. Si veda de Mohr, C., de Mohr U.G.,Odissea di un diplomatico, Gangemi Editore, Roma, 2018 e Saporito, L.,Anche l’insuccesso è bello. Memorie di un uomo comune, Progetto 2000, Cosenza, 1987.

[xxvii] Ibidem.

[xxviii] Ministero degli Affari Esteri, Annuario diplomatico della Repubblica Italiana, 1963, Volume Primo, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1963, 487.

[xxix] Ministero degli Affari Esteri, Annuario Diplomatico e delle carriere direttive, 1983, Roma, Tipografia riservata M.A.E., 1983, 482.

[xxx] Ibidem, 265.


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