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Mostra “Saluti da… Italia e Bulgaria”. Un viaggio postale lungo più di un secolo

Data:

09/04/2018


Mostra “Saluti da… Italia e Bulgaria”. Un viaggio postale lungo più di un secolo

Dal 6 marzo al 6 giugno, si tiene presso il Museo Etnografico di Sofia la mostra “Saluti da… Italia e Bulgaria”. Un viaggio postale lungo più di un secolo svolto attraverso cartoline di auguri, foto colorate e esemplari rari, monete e francobolli provenienti dall’Archivio Colloridi di Roma e dalla collezione del Museo Etnografico. Il materiale esposto permette al visitatore di ripercorrere le tappe più salienti della storia italiana e di quella bulgara, illustrando in parallelo l’evoluzione delle due nazioni a partire dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri. I visitatori possono immergersi negli usi e costumi che hanno caratterizzato i due Paesi, attraverso le istantanee che ne ritraggono le celebrazioni, l’abbigliamento e gli spaccati di vita quotidiana.

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Introduzione dell'Ambasciatore Stefano Baldi al catalogo dedicato alla mostra "Saluti da... Italia e Bulgaria"

Le cartoline illustrate e i francobolli rappresentano ormai una “specie in via di estinzione” fra gli oggetti che ci troviamo ad utilizzare nella nostra vita quotidiana. Anche le monete, seppur conservando un ruolo fondamentale negli scambi, sempre più vengono sostituite dalla plastica delle carte di credito e sono minacciate da possibili sostituti digitali.

La mostra ‘Saluti da…. Italia e Bulgaria’’, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Sofia in collaborazione con l’Istituto di Etnologia e Studi folkloristici con Museo Etnografico presso l’Accademia Nazionale delle Scienze è basata proprio su questi tre elementi ed evoca già dal titolo quelli che sono gli obiettivi che essa si propone. Attraverso l’esposizione di una vasta collezione di cartoline, monete e francobolli del repertorio bulgaro ed italiano, vengono ripercorse, in modo originale e leggero, non solo la storia, ma anche i costumi ed i gusti che hanno caratterizzato l’Italia e la Bulgaria durante tutto il secolo scorso.

Il percorso della mostra, che comprende più di 250 pezzi, è una sorta di viaggio nel tempo effettuato attraverso alcuni oggetti del quotidiano (appunto cartoline, monete e francobolli) che, nella loro semplicità, rispecchiano l’evoluzione della società, che ha conosciuto, nel corso del ‘900, non pochi mutamenti.

L’attenzione è naturalmente focalizzata sul confronto tra due Paesi, l’Italia e la Bulgaria, che nonostante le differenze culturali, politiche e religiose, presentano numerosi punti in comune, come viene confermato dall’esame parallelo degli oggetti selezionati.

Le cartoline hanno un ruolo particolarmente rilevante all’interno della mostra. Nessuna sorpresa nel constatare che le immagini più diffuse sono quelle legate al turismo e alla villeggiatura, attività dapprima appannaggio esclusivo dell’alta borghesia poi progressivamente accessibili anche al resto della popolazione.

Alla vacanza e alle raffigurazioni edonistiche si contrappongono numerose cartoline raffiguranti feste laiche o religiose, con l’effetto di rafforzare lo spirito patriottico e di esaltare le radici culturali. Le raccolte costituiscono un patrimonio di straordinario interesse, soprattutto in un mondo come quello attuale, in cui l’immagine spesso prevale sul testo.

Insieme alle cartoline, anche i francobolli hanno un ruolo importante nel modellare l’immaginario collettivo e nel celebrare aspetti culturali e sociali legati all’identità nazionale. La scelta dei soggetti e delle ricorrenze che ritroviamo immortalate nei piccoli riquadri di carta dentellata hanno avuto un’influenza sulla cultura popolare attraverso la loro capillare diffusione.

E’ questa la chiave di lettura che deve essere data anche alla presenza delle monete nella mostra. Le monete hanno da sempre svolto una funzione importante soprattutto nella rappresentazione tangibile dei volti e dei simboli del potere politico che hanno adornato le monete nazionali, dalle più tradizionali raffigurazioni dei re, alla mitologia, al folklore locale. Anche le monete, a seconda del periodo storico, sono state uno strumento per costruire e consolidare l’identità nazionale.

In un contesto come quello dell’inizio del secolo scorso in cui l’istruzione era accessibile solo ad una parte limitata della popolazione, tutti questi strumenti hanno avuto un importantissimo ruolo in termini sociali, culturali e di divulgazione in genere. Le cartoline, ad esempio, hanno rappresentato fino a pochi decenni fa il mezzo privilegiato per la trasmissione di messaggi sintetici ad un costo accessibile a tutti. Esse hanno fedelmente rispecchiato l’evoluzione socioculturale che i Paesi hanno conosciuto nel tempo. Negli anni, il contenuto e la grafia sono mutati e la scrittura, dapprima incerta e con errori grammaticali, ha adottato uno stile più disinvolto e fluente.

La funzione didattica delle cartoline e dei francobolli (meno delle monete) non si esaurisce nel progresso dell’alfabetizzazione, ma si estende alla conoscenza e alla diffusione del patrimonio culturale e paesaggistico. Non c’è dubbio che i frequenti scambi epistolari abbiano contribuito a stimolare la curiosità verso luoghi inesplorati ed abbiano rappresentato anch’essi una spinta indiretta per il turismo e agli spostamenti oltre che ad una presa di coscienza delle bellezze del Paese.

Oggi la rilevanza di questi oggetti nel campo della comunicazione è notevolmente diminuita. Le raffigurazioni delle monete hanno perso il legame con la vita politica odierna e sono spesso preferite immagini astratte e simboli di carattere universale. Le cartoline sono state progressivamente sostituite dalla comunicazione digitale, che presenta notevoli vantaggi in termini di rapidità e di economicità. Ciononostante, a fronte dell’immediatezza e della praticità della trasmissione digitale si paga il prezzo dello svilimento dell’aspetto emotivo legato all’oggetto che essendo tangibile poteva anche essere conservato e non destinato inevitabilmente all’oblio come invece accade per tutto ciò che è dematerializzato.

Queste considerazioni rafforzano la speranza che la valenza storica di questa mostra, basata su preziosi archivi della memoria collettiva dei due Paesi, possa suscitare curiosità ed emozioni inaspettate e possa contribuire ad una migliore conoscenza di alcuni aspetti del nostro passato e delle nostre tradizioni.

Stefano Baldi

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